lunedì 26 ottobre 2009

Buste di plastica addio!!!

"A San Francisco chi porterà la propria borsa della spesa al supermercato o in farmacia avrà diritto a uno sconto di 10 centesimi. La legge proposta da Ross Mirkarimi segue al divieto di utilizzo dei sacchetti di plastica, disponibili solo in carta.
I punti di vendita che violeranno la legge pagheranno una multa di 500 dollari. La misura servirà a diminuire l'inquinamento dovuto ai tremiliardi e ottocentomila sacchetti di plastica usati ogni anno nella Bay Area.
A quando le stesse leggi in Italia? Chi guadagna dai sacchetti di plastica che hanno invaso il nostro Paese, dalle spiagge ai centri cittadini, dai fiumi ai parchi pubblici?"
Il testo quì sopra è un breve post di lunedì 26 ottobre, tratto dal blog di Beppe Grillo.

Cina, Bangladesh, Botsuana e altri paesi e molte città, prima fra tutte San Francisco (già nel 2007), Oakland e altre ancora, hanno eliminato e proibito l'uso di buste in plastica. Scegliendo l'ecologia.
Meno buste in plastica vuol dire un passo in avanti per diminuire l'uso dell'odiato petrolio.
In Italia i supermercati Coop forniscono già le buste in MaterBi, materiale biodegradabile prodotto dal mais. Se invece ci si presenta a far la spesa con la propria busta in stoffa o tela, vengono accreditati due punti sulla propria tessera, per non aver acquistato buste in plastica o MaterBi (sempre di usa e getta si tratta).
La gente spesso non pensa, si lascia guidare ciecamente dalle mode e dagli eventi, dalle pubblicità e dai trend (negativi per la maggior parte) del momento.
Se invece ci si fermasse per un attimo a pensare cosa possiamo fare noi cittadini, nel nostro piccolo, nella quotidianità d'ogni giorno, per diminuire gli inquinanti che stanno soffocando flora e fauna (e nella fauna mettiamoci pure noi, genere umano, ovviamente!) non sarebbe difficile trovare delle soluzioni possibili.
Le possibilità di un completo non-utilizzo sono ancora utopia, ma se volessimo anche solo diminuire il consumo di prodotti plastici e derivati dal petrolio, basterebbe iniziare ad utilizzare e acquistare in modo più critico e sensato. Qualche esempio: esistono spazzolini normalissimi, con la testina intercambiabile (senza quelle forme spaziali spesso inutili ai fini di una buona pulizia dentale); acquisti solo la prima volta lo spazzolino completo e successivamente solo le testine. Questo ti permette un risparmio economico e un minore spreco di plastica.
Lo stesso meccanismo vale per i rasoi a lama. Perchè comprarne una scatola da sei o più invece di acquistarne uno solo, un modello in cui le lame si possono acquistare a parte per cambiarle quando serve?
E l'acqua in bottiglia? In quei luoghi d'Italia dove l'acqua del rubinetto è davvero buona e pura, perchè c'è così tanta gente che compra quella in bottiglie di plastica? Nelle mense scolastiche soprattutto, un bell'impianto di depurazione o un addolcitore spesso sarebbero la soluzione ottimale per bere l'acqua di rubinetto con tranquillità.
Possono sembrare piccolezze e magari mettendole in pratica possiamo pensare che da sole non risolveranno certo il problema dello spreco di plastica, ma non è così. Se ogni persona seguisse questi semplici comportamenti, il risultato si vedrebbe e non sarebbe trascurabile.
Recentemente ho letto su una rivista questa notizia curiosa ma vera: la compagnia aerea Americana American Airlines mettendo un'oliva in meno nell'insalata di ogni passeggero, è riuscita in un solo anno a vedere un risparmio di ben 40.000 Dollari. Dunque a prima vista eliminare una sola oliva può sembrare sciocco, moltiplicando però quell'oliva per ogni passeggero, per ogni volo, per ogni mese.....in un anno ne esce una bella quantità.
Se si facesse lo stesso in ambito di consumi a favore dell'ecologia, ogni famiglia, scuola, istituzione, potrebbe fare molto, molto di più.
Basta solo pensarci e passare all'azione!

martedì 6 ottobre 2009

Le verità nascoste

Tra le tante cose che non vengono svelate e gli aspetti negativi che portano con sè i trattamenti chimici sulle coltivazioni intensive di frutta e verdura, ci sono i gravi danni che questa chimica malvagia (e spesso selvaggia) arreca all'ambiente e soprattutto all'umanità che disgraziatamente abita quei luoghi dove l'uso massiccio di sostanze chimiche è la norma.
Ecco allora un sito interessante che, con il rischio di essere oscurato dalle "autorità", denuncia tutte o parte delle malefatte di chi dietro un buonismo di facciata sfrutta l'ambiente e le persone che lo abitano per seguire una logica fatta di soldi e interessi finanziari prima di tutto.
Per chi come me è nata nel cuore delle dolomiti e fino a qualche anno fa ci ha vissuto e conosce bene la situazione, questo sito non dice nulla di nuovo; ma per chi conosce le meravigliose vallate del Trentino turistico e crede che siano luoghi di aria pura e cielo terso, certo sarà un bel colpo scoprire che coltivare un orto in Val di Non è come farlo in un giardinetto pubblico di Milano....
L'inquinamento da prodotti chimici per l'agricoltura è così alto che l'incidenza di tumori e di aborti è in aumento, nuove e terribili malattie infantili e non che in un ambiente incontaminato e salubre sarebbe logico non ci fossero.
Non voglio certo sconsigliare il turismo in Trentino o sulle Dolomiti in generale, anzi, ma visto che quello che si sa è sempre e solo una minima parte della totalità dei fatti reali, meglio cercare di informarsi sempre di più e sempre meglio, ascoltando più di una voce e cercando sempre il rovescio della medaglia. Spesso cercare di capire chi e come ci guadagna da una determinata situazione ci può aprire gli occhi su panorami che prima ignoravamo.
Sara+Rosa

domenica 20 settembre 2009

La bufala dell'influenza suina.

Ecologia non è solo riciclare e ridurre i rifiuti, usare meno l'auto e mangiare cibi biologici, ma anche mantenere la propria salute, ricorrendo il meno possibile a medicinali chimici, preparati che fanno bene soprattutto alla salute delle case farmaceutiche e non alle persone.

A questo proposito Romina Power ha scritto e diffuso una lettera carica di informazioni molto interessanti per i genitori e coloro che hanno deciso di sottoporsi alla vaccinazione anti A/H1N1 (pseudo influenza suina), essendo succubi della forte campanga mediatica messa in atto per spaventare la popolazione rendendola vulnerabile al richiamo di una "possibile salvezza" tramite la vaccinazione.

Ebbene, essendo io fortemente contraria ad ogni sorta di vaccinazione (non ho sottoposto i miei figli ad alcuna vaccinazione, nemmeno le obbligatorie), mi sembra giusto diffondere il più possibile il contenuto di questa lettera, per rendere consapevoli le persone che la leggeranno, per conoscere i fatti e i sotterfugi che si muovono al di sotto della sanità pubblica.

(Mi chiedo se i medici si sottopongano alla vaccinazione....io credo proprio di no!..)

Sara




Lettera di Romina Power ai ministri: "Dico no ai vaccini e vi spiego perché".

Alla cortese attenzione del Ministrodella Salute,On. Maurizio Sacconi e del Vice Ministro della Salute, On. Ferruccio Fazio.


Egregio Signor Ministro, Egregio Signor Vice Ministro.

Vi scrivo in merito alla supposta "pandemia" A/H1N1, meglio notacome "febbre suina".

Secondo quanto avete dichiarato ai media, sono previste perl'Italia due tranches di vaccinazioni; la prima in autunno 2009e una successiva all'inizio del 2010.

Come cittadina italiana e contribuente, mi permetto dunquedi sottoporVi alcuni seri dubbi riguardo all'opportunità dellacampagna di vaccinazione.


1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell'influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta.

E mentre l'influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato "soltanto" poco più di 700 decessi in tutto il mondo.


2. E' perfino superfluo rammentarVi quanto possa essere nocivo un vaccino al sistema immunitario, specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza, quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa influenza suina.


3. Gravissime accuse contro l'OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale.


4. L'ingiunzione dell'affermata giornalista contiene una dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità dell'epidemia di influenza suina e del relativo vaccino, nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle persone chiamate in causa.

Sulla base dell'ingiunzione presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in preparazione un'ulteriore ingiunzione ed una mozione ad opera di un team di esperti legali americani.

Per quanto le gravissime accuse mosse contro l'OMS e Big Pharma siano ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di queste, prima di "buttarsi a pesce" nell'avventura di una vaccinazione di massa.


5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che "nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione".


6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella politica sanitaria dell'OMS.


7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per l'acquisto dei vaccini ammonterebbe a "poche centinaia di milioni di euro". Una cifra, secondo il Vice Ministro che non creerebbe problemi, neanche in "periodi di magra" come questi. Con tutto il rispetto, considero questa dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che faticano ad arrivare a fine mese!


Per questa serie di ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra posizione sulla campagna di vaccinazione per l'A/H1N1 indicata dall'OMS, sulla base di quanto riportato sopra. Al di là delle direttive dell'OMS, la responsabilità politica in materia di sanità in Italia spetta al Ministero e per questo mi rivolgo a Voi. Vi anticipo che, nell'eventualità di una vaccinazione di massa, non mi sottoporrò ad essa.

Se anche tale vaccinazione fosse fortemente vincolante o addirittura (Dio non voglia!) coatta, la rifiuterei comunque, sulla base dei punti elencati sopra, nonché delle ingiunzioni presentate.


Sono in procinto di contattare la signora Burgermeister ed alcune delle più note associazioni italiane in difesa della libertà di scelta in materia di vaccinazioni sperando di ricevere aiuto e consiglio. Includo in copia conoscenza CC alcuni dei migliori siti internet italiani di informazione, al fine di lasciare una traccia di quanto Vi ho scritto.

Se i gestori di tali siti internet e blog vorranno pubblicare questo mio appello a Voi, hanno il mio pieno consenso a farlo.

Auspico anzi che da tale lettera possa eventualmente nascere una petizione da sottoporre alla cortese attenzione del Ministero della Salute, al fine di sensibilizzarlo ulteriormente al problema, poiché al di là della preoccupazione di alcuni cittadini per questa influenza suina - preoccupazione esclusivamente generata dal vergognoso ed ingiustificato allarmismo dei media tradizionali (un vero e proprio "terrorismo mediatico")- tanti italiani sono contrari al vaccino, lo reputano inutile e nocivo e vi intravedono i forti interessi lobbistici di Big Pharma, se non il tentativo di introdurre politiche di "militarizzazione" della sanità e di recare danno alla salute della popolazione.

Nella speranza che gli argomenti esposti possano essere da Voi presi in considerazione, Vi porgo distinti saluti.

Romina Power

lunedì 15 giugno 2009

Salviamo il pianeta, o per lo meno facciamo un tentativo....

Sul pianeta siamo veramente in tanti, sempre di più.
Se tutti gli abitanti del pianeta che consumano carne sapessero come vengono allevati gli animali di cui si nutrono e quanto inquinamento questo produce, se sapessero quanto poco sano sia nutrirsi con molte proteine animali e quanto spazio l'allevamento "rubi" all'agricoltura, se sapessero tutto questo sarebbero d'accordo con chi sostiene che dovremmo limitarne il consumo. Lasciando spazio all'agricoltura che, quella si, può risolvere il problema della fame di molti paesi cosiddetti sottosviluppati.
Quantità incredibili di foraggio e semi vanno a finire nello stomaco degli animali d'allevamento, quando potrebbero sfamare interi continenti. Per non parlare del trasporto di animali vivi che avviene in condizioni spesso inumane; allevamenti lager, dove le madri non sono a contatto con i loro cuccioli e li allattano attraverso le grate di cancelli d'acciaio; dove una gallina nasce e vive in batteria in uno spazio equivalente ad un foglio A4, producendo uova come una macchina.
E stendiamo un velo pietoso sui trattamenti medici che vengono inflitti a questi animali, antibiotici e ormonali in primis, alimenti contenenti Ogm, tutta "roba buona" che finisce irrimediabilmente nel piatto di chi mangia la sua bella grigliata della domenica!
Se proprio uno vuole la carne perché non acquistare da allevamenti biologici certificati, dove gli animali vivono una vita degna di esser vissuta, mangiano sano e vengono curati con medicinali omeopatici; dove hanno lo spazio per correre e respirare aria pulita, guardando il cielo blu.
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Report, 17 maggio, ore 21.30, Rai 3 “Carne per tutti”
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Di seguito il comunicato stampa della Redazione di Report:
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In Italia siamo 60 milioni di abitanti e macelliamo circa 500 milioni di polli all’anno, 4 milioni di bovini e 13 milioni di suini. Ma siccome non ci bastano il resto lo importiamo. Con il resto s’intende quella carne che serve ad arrivare al centinaio di chili che ognuno di noi mangia. Stessi quantitativi si consumano in Europa e Stati uniti.
Ma sul pianeta Terra vivono 6 miliardi e mezzo di persone, molti muoiono di fame, altri che la carne non possono permettersela la vorrebbero. Tra qualche anno diventeremo 10 miliardi, potremmo produrre carne per tutti? C’è chi dice che sarebbe il suicidio del pianeta. Fao, Onu, Ipcc avvertono che il 18% dei gas serra che alimentano i cambiamenti climatici sono frutto degli allevamenti, che battono tutte le altre attività umane, comprese le emissioni dell’intero parco auto del pianeta.
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Ancora: un chilo di carne di bovino ha consumato dieci volte il suo peso in cereali per essere prodotta - cereali che potrebbero sfamare molte più persone - e ha consumato 15.000 litri di acqua. Non basta. Più della metà degli antibiotici prodotti sono usati per uso zootecnico. Le malattie negli allevamenti intensivi aumentano, così come i ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, ma aumentano anche le malattie umane da benessere come patologie coronariche, diabete, obesità che direttamente derivano da eccessivo consumo di alimenti animali. Senza contare il problema della montagna di liquami ed escrementi che inquinano acque e terreni e non sappiamo più dove mettere.
Anzi no, pur di non chiudere allevamenti, adesso in Veneto, Lombardia e Emilia Romagna la parola d’ordine è: pirogassificazione, ovvero fare energia elettrica con pollina e simili. Potere calorico ridicolo, efficienza economica nulla, inquinamento da fumi intollerabile, ma l’escamotage è stato equiparare la pollina all’energia solare ed eolica e quindi usufruire degli incentivi che pagano quattro volte il valore di mercato dell’elettricità ricavata da fonti rinnovabili!
La cosa paradossale è che meno costa produrre il cibo carne, con questo modello di allevamento industrializzato, più aumenta l’impatto sull’ambiente, così che l’agricoltura è la prima vittima di un paradigma economico che non regge più.
Che fare?
Alcune soluzioni sono possibili. Vanno attuate subito, ma qualcosa già si muove.
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Ce lo auguriamo vivamente.

venerdì 5 giugno 2009

Sito denuclearizzato

martedì 2 giugno 2009

Riduci, ricicla, riusa: capitolo II°





Parlando di riduzione della mole di rifiuti e il loro corretto smaltimento, nei post precedenti abbiamo accennato a qualche accorgimento per trovare la strada giusta da percorrere verso una possibile soluzione all'annoso problema.


Un modo utile e funzionale per smaltire i rifiuti organici è fare il compostaggio domestico, per chi ha a disposizione un giardino, un orto o un cortile con un pò di verde dove collocare il composter o compostiera.


Il composter altro non è che un contenitore in plastica con coperchio e un'apertura inferiore da dove estrarre il compost formato; vi si inseriscono gli scarti organici di cucina e del giardinaggio, il tempo darà il via ad un processo naturale che produrrà materia organica, ricca di humus molto utile come fertilizzante l'orto. Il contenitore si trova facilmente nei negozi di fai da te, vivai, ferramenta o affittati da alcuni comuni.


Il compostaggio domestico dà molti vantaggi:

* garantisce fertilità al terreno di orto, giardino e piante d'appartamento.
* consente il risparmio economico limitando l'acquisto di terricci, substrati e concimi organici.
* previene il rilascio di inquinanti atmosferici che si formerebbero dalla combustione di questi rifiuti
* contribuisce alla diminuzione della mole di rifiuti conferiti in discarica
* riduce cattivi odori e produzione di percolato delle discariche
* diminuisce lo spreco di energia necessaria per incenerire rifiuti umidi


Chi vive in condominio in città e non ha un giardino privato ma un'area verde ad uso comune, può proporre l'uso di una compostiera collettiva in cui tutti gli inquilini possano conferire i propri rifiuti organici. Il compost così ottenuto servirà per concimare le piante d'appartamento dei condomini e la stessa area verde in cui è collocato il contenitore.

Per saperne di più sull'uso corretto della compostiera potete visitare questi siti:


http://compost.it/index.php?option=com_content&task=view&id=27&Itemid=37
http://www.rifiutinforma.it/
http://www.rifiutilab.it/


Per quanto riguarda lo smaltimento di carta, vetro e plastica, lattine di alluminio, pile usate, farmaci scaduti e vestiti non più utilizzabili; esistono ormai ovunque i contenitori appositi dove poter depositare questi materiali che una volta recuperati possono essere riciclati oppure smaltiti in modo corretto.


Nel caso del Tetrapak qualche passo avanti è stato fatto per permettere smaltimento e riciclo di questo multimateriale, entrando nel sito http://www.tiriciclo.it/ è possibile selezionare la provincia e il comune di residenza per scoprire se nella zona in cui si vive è organizzata la raccolta di questo materiale per un più corretto smaltimento.


In molte località stanno nascendo isole ecologiche dove i cittadini possono portare rifiuti ingombranti (elettrodomestici non funzionanti, vecchi mobili, calcinacci ecc.) e suddividerli a seconda dei materiali che li compongono. In Italia chi acquista un elettrodomestico si ritrova a pagare una cifra, compresa nel prezzo finale, destinata ai costi di smaltimento di vecchi prodotti. Smaltimento che lo stesso rivenditore dovrebbe effettuare. Comodo per il cliente: come succede all'estero tu vai ad acquistare un televisore ed il rivenditore si prende quello vecchio. Ma come si sa nel nostro paese prima ci viene fatto pagare il servizio, salvo poi scoprire che nella pratica il servizio non esiste affatto.....

Ricicliamo gente, ricicliamo!

venerdì 29 maggio 2009

Riduci, ricicla, riusa: capitolo I°

Viviamo consumando risorse e prodotti in notevole quantità, molti di questi ultimi sono usa e getta o destinati ad una vita piuttosto breve. Delle confezioni, il cosiddetto packaging, spesso se ne potrebbe benissimo fare a meno, nel caso di frutta e verdura fresca per esempio, comprandola dal contadino o se proprio ciò non fosse possibile, acquistarla sfusa, al chilo, avendo anche un risparmio in termini di prezzo.


Anche le buste in plastica o in mater-bi (materiale biodegradabile ottenuto dal mais) possono essere sostituite con più capienti e indistruttibili borse di tela, si possono lavare e riutilizzare infinite volte.
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Esistono supermercati che incentivano l'acquisto di prodotti sfusi: detersivo, pasta, farina, riso e cereali, frutta secca.
In molti paesi questo meccanismo viene applicato anche alla vendita di farmaci: il dottore prescrive una cura di un mese di un tale farmaco? Bene sarà lui stesso a indicare il numero esatto di pasticche sulla ricetta per il farmacista, il quale riempirà un barattolino anonimo con il nome del paziente ed il tipo di farmaco contenuto. In questo modo non ci saranno inutili sprechi di denaro, di confezioni e di medicinali inutilizzati che una volta scaduti saranno inevitabilmente da buttare (mi raccomando nei contenitori per farmaci scaduti che si trovano accanto alle farmacie o agli ambulatori medici, non nei rifiuti comuni!)

Anche i pannolini usa e getta sono causa di un grande inquinamento e spreco di risorse, inoltre non è ancora ben chiaro quali siano i danni che provocano alla pelle dei piccoli, che sono costretti (da noi?) a tenere la loro pelle a contatto con plastica e prodotti chimici con cui viene sbiancata la cellulosa 24 ore su 24, per circa 3 anni e qualcuno anche di più. L'alternativa esiste: i pannolini lavabili, non stiamo parlando dei vecchi ciripà che usavano le nostre nonne, ma di moderni pannolini lavabili con mutandina interna in cotone biologico, non sbiancato e del tutto anallergico; e mutandina esterna in materiale naturale ma idrorepellente.
Certo si spende un all'inizio, ma se si calcola la cifra stratosferica che si spenderebbe acquistando i soliti usa e getta, anche della marca più economica, si vede che il risparmio c'è!
In internet si possono trovare moltissime ditte che ne sono produttrici, confrontando prezzi e materiali; ma è possibile trovarli anche in negozi di prodotti naturali ed erboristerie.
(A questo proposito segnaliamo il libro "Senza Pannolino - Come educare i neonati al vasino, sin dai primi mesi di vita" di Laurie Boucke - 13 Euro - Ed. Aam Terra Nuova)


Lo stesso discorso lo si può fare per quanto riguarda gli assorbenti femminili.
E' stato calcolato che una donna nell'arco della sua vita riproduttiva ne consumi approssimativamente 8/9.000!!!
Anche in questo caso l'alternativa esiste, oltre agli assorbenti in tessuto lavabili, esiste la coppetta mestruale. Si tratta di una coppetta in morbido silicone naturale anallergico che messa all'interno della vagina permette di raccogliere il flusso invece di assorbirlo. Si può sterilizzare e riutilizzare anche per una decina di anni. Come nel caso dei pannolini per bambini, si tratta di una spesa iniziale che si ammortizza in breve tempo, inoltre quando la si deve buttare il rifiuto che si genera è poca cosa se confrontata alla montagna di assorbenti che si sarebbero usati.
Facciamo qualche nome: Mooncup, Lady Cup.
(Nel caso qualcuno di voi conoscesse qualche altro prodotto ce lo segnali, saremo felici di pubblicizzarlo.)

Insomma gente, le alternative ci sono, e non poche, a voi la scelta!